I vini dell’antica Grecia, dono degli Dei

 

I vini dell’antica Grecia erano considerati dono degli Dei portato agli uomini da Dioniso, il più giovane figlio di Zeus, che insegnò all’umanità come coltivare la vite. La pittura vascolare greca è densa di soggetti che hanno come tema il vino e soprattutto Bacco (per dirlo alla latina) raffigurato col suo corteo di satiri e menadi mentre colgono l’uva e la vendemmiano.

I poemi omerici poi sono ricchissimi di citazioni riguardanti il vino, si pensi ad esempio alla sala del tesoro di Ulisse che oltre a splendidi gioielli e tessuti di ogni sorta custodiva “vasi di vino vecchio e dolce da bere”, oppure alla descrizione dello scudo di Achille in cui viene raffigurata una vigna carica di grappoli d’oro che cresce su pali d’argento.

Tra tutti però il passo più famoso rimane quello in cui Ulisse offre a Polifemo una tale quantità di ottimo vino greco da fargli perdere i sensi: scrive Plino nella Naturalis Historia che “il vino più anticamente celebre è quello di Maronèa, prodotto nelle terre costiere della Tracia, proprio come testimonia Omero”.

Tra I vini dell’antica Grecia, un altro vino citato in Omero, è il Pramnio, un vino invecchiato, rosso e corposo, noto per la sua finissima qualità e per le proprietà curative prodotto nella zona d’Ikaria e considerato un vero e proprio vino DOC ante litteram.

Per quanto riguarda le tecniche di produzione, il vino nell’antica Grecia non presenta grandi differenze rispetto a quello dei nostri giorni: i grappoli venivano raccolti in larghi contenitori dove poi venivano pigiati, mentre la torchiatura e la fermentazione del mosto avvenivano all’aria aperta. La maggior parte dei grappoli veniva utilizzato per fare il vino, una piccola parte invece veniva venduto direttamente dopo essere stato colto. A differenza degli altri lavori agricoli, la vendemmia era un’attività festosa, che apparteneva alla sfera del sacro e che metteva l’uomo in contatto col divino attraverso la preziosa bevanda inebriante.

Il consumo di vini dell’antica Grecia era collegato alla cultura simposiale e la preziosa bevanda veniva definita nettare degli dei o ambrosia dell’Olimpo: il mistero legato a questa sostanza e ai suoi effetti disinibitori affascinava moltissimo il popolo dell’Ellade tanto che una tradizione voleva che fosse addirittura composta da fuoco liquido (questo anche perché la gradazione alcolica media del vino era molto più alta rispetto a quella cui siamo abituati noi, probabilmente dovuta alla vendemmia tardiva). Tra i vini di qualità eccellente ricordiamo quello che Archestrato di Gela chiama Biblino Profumato proveniente dalla zona di Biblo e il Lesbio proveniente dall’omonima isola che il gastronomo siciliano definisce come “Gloria d’ambrosia, bevanda che circola sulle mense dell’Olimpo”. Nei testi omerici viene nominato anche l’Ismaro, prodotto DOC della storia enologica, risalente all’epoca della guerra di Troia, dunque alla civiltà micenea, circa 1200 anni a.C.

In generale è inoltre documentato che tutti i vini dell’antica Grecia, indipendentemente dal tipo e dalla gradazione, avessero in comune un retrogusto resinato, causato dalla resina di pino utilizzata per sigillare le anfore; come metodo di conservazione inoltre venivano spesso aggiunti aromi come il miele, timo e altre spezie. Un’altra pratica consueta era quella di aggiungere al vino una mistura di acqua di mare che, come riferisce Ateneo, “aveva il profumo delle viole”.